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Storage, la seconda vita delle batterie che le rende più convenienti e sostenibili.


Storage, la seconda vita delle batterie che le rende più convenienti e sostenibili. MC Energy Cuneo

In Germania è partito il più grande progetto al mondo per riutilizzare le batterie delle auto elettriche giunte a fine corsa come accumuli stazionari al servizio della rete elettrica. Un sistema di storage da 13 MWh realizzato da una joint venture guidata da Daimler. Una strada promettente.

Rinnovabili e auto elettriche sono un'abbinata vincente per la transizione energetica. Se l'energia elettrica è prodotta in maniera pulita, i veicoli elettrici possono contribuire a decarbonizzare anche il settore dei trasporti. Se caricata durante il giorno sotto una pensilina solare, l'auto elettrica può contribuire ad aumentare l'autoconsumo diretto da fotovoltaico, aumentando il risparmio dato dall'impianto. In un futuro prossimo, poi, i mezzi elettrici, durante la ricarica, potranno offrire servizi di rete volti a compensare la produzione discontinua di eolico e FV, immettendo energia quando la rete ne ha bisogno e prelevandola quando ce n'è in eccesso.

Ma c'è anche una forma di simbiosi molto più semplice da mettere in pratica: quando le batterie delle auto elettriche “invecchiano” e le loro prestazioni calano troppo per garantire l'autonomia necessaria ai mezzi, possono trovare una seconda vita come accumuli stazionari al servizio delle rinnovabili, tagliando così di netto i costi dello storage.

Progetti che percorrono questa strada ne abbiamo già visti: in Giappone ad esempio Sumitomo Corp., in collaborazione con Nissan, ha realizzato con le batterie usate un sistema di accumulo al servizio di un parco fotovoltaico da 10 MW vicino ad Osaka. Un progetto di scala relativamente piccola: usando 16 batterie a fine vita della Nissan Leaf, si è realizzato un accumulo con potenza 0,6 MW e capacità 0,4 MWh.

Nei giorni scorsi è stato annunciato un progetto molto più grande, anzi il più grande del mondo, al momento. In Germania, a Lünen, in Westfalia, una joint venture tra Daimler AG, The Mobility House AG e Getec sta realizzando un sistema di accumulo con batterie usate da 13 MWh, che sarà operativo a partire dall'inizio del prossimo anno presso un sito di Remondis SE e fornirà servizi di bilanciamento alla rete tedesca.

Con il claim “E-Mobility thought to the end”, cioè “mobilità elettrica pensata fino alla fine” il progetto di Daimler ha la particolarità di seguire tutto il percorso della batteria lungo la filiera: dalla produzione presso la sussidiaria di Daimler Accumotive, al riadattamento della stessa quando finisce la sua vita a servizio delle auto elettriche e ne inizia un'altra come sistema di accumulo stazionario al servizio della rete elettrica, fino alla gestione dello storage per valorizzare l'energia immagazzinata (vedi infografica).

Storage, la seconda vita delle batterie che le rende più convenienti e sostenibili. MC Energy Cuneo

Un progetto molto interessante: quando la quantità di batterie di auto elettriche giunte alla fine della loro prima vita aumenterà in maniera esponenziale (secondo un report che abbiamo pubblicato di recente le vendite di veicoli elettrici si moltiplicheranno per 10 in 10 anni) è possibile ipotizzare che il loro riutilizzo come "batterie stanziali", magari anche nel residenziale, diventi la norma.

Oltre all'ovvio vantaggio economico, riutilizzare le batterie dei veicoli elettrici poi è un'ottima idea anche per un altro motivo: come abbiamo scritto di recente, il boom dei sistemi di accumulo da tutti previsto dovrà presto fare i conti con la limitata disponibilità di alcune materie prime come il litio.

Riciclare il litio il più possibile, in modo che gran parte della nuova produzione di batterie usi quello estratto dalle vecchie, e sfruttare al massimo le batterie, dando loro una seconda vita come accumuli stazionari, sarà allora probabilmente una strada obbligata. Se non si farà così le 28 milioni di tonnellate di risorse minerarie oggi stimate dureranno troppo poco e questo elemento rischierà di diventare un destabilizzante “nuovo petrolio”, appannaggio dei pochi Paesi che ne detengono le riserve.

Fonte: Qualenergia.it

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